reg.n.883 del 9/12/2021 – Trib. Santa Maria Capua Vetere

De Vesevi Rebus. La mostra presso il Museo San Martino prolungata fino al 18 luglio 2023

PROROGATA FINO AL 18 LUGLIO 2023

La Sezione del Museo dell’Opera della Certosa e Museo di San Martino ospita la mostra “De Vesevi rebus” di Ferruccio Orioli, a cura di Marta Ragozzino e Francesco Delizia con Claudia Borrelli. Le opere, allestite in uno dei punti più panoramici del complesso certosino, stabiliscono uno stretto dialogo visivo e geografico con la scenografica veduta del Vesuvio che si ammira dal belvedere del Quartino del Vicario.

La riflessione dell’artista sull’immagine del golfo di Napoli inizia più di vent’anni fa, quando Orioli lavora alle “Storie del Golfo”, opera poi esposta nel 2011 in occasione della mostra “Orbita ellittica” a Castel Sant’Elmo e attualmente nella nuova sede della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II a San Giovanni a Teduccio. Nei circa 27 metri di dipinti la narrazione del golfo si dispiega da punta Posillipo fino al porto di Napoli escludendo il Vesuvio, che diventa il soggetto di questo nuovo racconto. 

Cercando insoliti punti di vista dai quali riprendere il vulcano, Orioli mette in atto una “denapolizzazione” dell’icona Vesuvio che, separato dal suo consueto contesto iconografico, diviene un unicum e, posto al centro dell’osservazione, viene rappresentato dall’alba al tramonto e in diversi momenti dell’anno. 

Gli acquerelli in mostra, rielaborazioni di appunti, disegni e foto, raccolti in anni di frequentazione dell’area vesuviana, e dettagli realizzati con matite colorate durante recenti escursioni sul cono del Vesuvio, sono disposti seguendo lo stesso tragitto percorso dall’artista intorno al vulcano. I titoli dei quadri rimandano ai gradi della rosa dei venti, riferimenti geografici dai quali è stata ripresa la montagna. 

I punti di vista prescelti sono 8, assunti come capisaldi di un racconto che aspira a mettere insieme il passato, il presente e il futuro, attraverso la sovrapposizione di due immagini: una rappresenta la montagna, il “sopra”, l’altra il “sotto”, quello che si è trovato scavando o che si troverà dopo la prossima – prima o poi sembra inevitabile – eruzione. 

Nella zona vesuviana il “sotto” di quanto è avvenuto nel passato è per eccellenza Pompei dove, ancora oggi, vengono portati alla luce nuove testimonianze dell’antichità, come le sagome umane ricavate, fin dal 1863, dalla colatura di cemento o gesso. Per il “sotto” futuro Orioli immagina, invece, opere d’arte contemporanea che contengono elementi di ambiguità rispetto a una loro possibile datazione futura: l’installazione “Senza titolo” di Jannis Kounellis esposta nella collezione del Museo di Capodimonte, i “Dormienti” di Mimmo Paladino, l’“Ermafrodita” di Antonietta Raphael e la modella fotografata dall’americana Ruth Bernhard, immortalata come se fosse un gesso pompeiano.  

Tra gli ipotetici reperti che potranno essere ritrovati nel corso di scavi futuri l’artista ha scelto, come traccia del lato oscuro del territorio vesuviano, anche l’AK-47, fucile ideato e progettato dal colonnello russo Michail Timoveevič Kalašnikov, ma la prevalenza delle opere d’arte raffigurate apre alla speranza che queste possano testimoniare dell’attualità con più forza rispetto alla tecnologia della violenza che sembra essere uno dei tratti distintivi della nostra epoca. Ferruccio Orioli è nato a Venezia, dove si è laureato in Architettura e ha iniziato a lavorare, per poi trasferirsi a Matera e in seguito a Roma. Dal 1994 vive e lavora a Napoli. Autodidatta in pittura, ha iniziato a usare l’acquerello nel 1978, sia nei piccoli che nei grandi formati. Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive a Napoli, Capri, Roma, Benevento, Bisaccia, Venezia e Matera. Nel 2011 a Castel Sant’Elmo, Orbita ellittica, a cura di Angela Tecce, documenta i lavori dal 2000 al 2010. È possibile visitare la sua mostra “Fortezza Europa” a Castel Sant’Elmo fino al 16 gennaio 2023.

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